Poco importa

Perché in fondo che importa : arriverai, vedrai questo articolo, leggerai le prime due righe e te ne andrai , lasciandomi come una donna nuda , abbandonata al mattino in un letto ormai freddo.
Perché capirai , se vorrai , se saprai :
Che parlo di me, ma parlo di te e che parlerò di noi , di voi , di loro.
E parlerò di te cercando me, parlerò di me sperando che tu trovi te stesso in me, non so il perché, dirò quelle parole proibite che voi non avete potuto dire e che loro non hanno saputo dire , non perché non abbiamo niente da dire ma perché ne abbiamo così tante che finiscono le parole e con loro le emozioni , le lacrime , le voci si che si perdono.
Per questo parlerò, perché alla fine poco importa perché , almeno avrò tentato di spogliarmi davanti a te , facendoti vedere il tuo corpo , parlando con le vostre voci e piangendo con le loro lacrime

Nelle profondità dell’anima

Spesso mi chiedono dove trovi il mio coraggio :

Ho dovuto toccare il fondo per poter risalire, ho portato i miei sogni nelle profondità di quell ‘oceano infinito.

Lì ho visto i miei demoni, ho mangiato con loro, ci siamo nutriti delle mie carni e dei miei scherni.

Poi mi sono nutrita di loro delle loro carni e dei loro scherni e ne ho fatto forza vitale, ho convertito quel male, ho reso il veleno dolce come il miele e con questo ho curato le mie ferite.

Poi ho iniziato a risalire , salire é più difficile di sprofondare ma trasforma il dolore in bellezza pura, ho levato il muschio dai miei occhi , scrutando da lontano la luce della superficie.

Quella luce, quella speranza, quell’amore per me stessa, che non mi ero mai concessa.

Madre…

Quando te ne vai ogni parte del mio corpo piange…

Perché non mi ami abbastanza da esserci per me… anche quando sei qui e respiri la mia stessa aria, non ci sei…

Avevo dimenticato che fossi mia madre…ma solo perché mi hai partorita , perché a crescermi come ci voleva, ci ha pensato qualcun’ altro : Tu mi hai cresciuta solo facendomi male, ma il dolore porta saggezza .

Anche chi mi ha cresciuta poi piano, piano é dovuto sparire, com’ é giusto che sia.

In quel momento mi sono sentita nuovamente abbandonata, come quando ti cercavo ma non c’eri e la mia unica compagnia é stata l’odore putrido della solitudine , odore di cadavere abbandonato.

Anche oggi mi abbandoni madre : attendo con ansia e disperazione il giorno in cui partirai e non tornerai più, sì , perché lo sappiamo entrambe che un giorno quella porta non ti aspetterà più e tu volerai via , libera da questa casa , da noi , come hai sempre desiderato.

Anche oggi mi abbandoni…madre.

Buon viaggio…madre.

Gli occhi…

Gli occhi parlano e parlano di te, piangono lacrime di sangue , arrossiscono , poi ti cercano, cercano i tuoi, eppure non si incontrano mai : non si sono mai incontrati, incrociati , nemmeno per sbaglio per le strade , nei treni o guardando fuori da una finestra.
No, non ci siamo mai incontrati? O forse, sì , ma non ci siamo mai trovati.

L’amore morto…

Possono i morti scrivere e dedicarti lettere?

Possono i morti amarti ancora?

Possono i morti pensarti e desiderarti?

Poiché fino ad oggi ho sempre solo saputo che un morto é morto in quanto morto, dunque nessuna azione gli é più possibile e neanche nessun sentimento…

Ma nella notte del mio compleanno, il vento forte e impetuoso mi ha portato una lettera, l’aveva rubata dalle mani di un’anima per me ormai morta, la quale mi aveva amata, l’amore più strano della mia vita, un amore folle e senza pace, ma anche pieno di passione.

Questa lettera ha scosso il mio corpo, il mio cuore e la mia testa, ora mi resta solo un vuoto pieno di domande a cui solo quella persona morta potrà rispondere .

Può un morto rispondere alle mie domande?

Può un morto stravolgere la mia vita?

Perché se questo morto ritornasse in vita, la mia nave cambierebbe rotta e si dirigerebbe verso un terrificante ma passionale triangolo delle Bermuda.

Allora mia cara anima morta, che nella notte di getto mi scrivi lettere piene d’amore e scuse dimmi…

Mi ami ancora?

Ad occhi chiusi…

Mio padre é cieco, sfrotunatamente é nato con una malattina che con il tempo ha bendato i suoi occhi portandogli via la vista.

Quest’uomo é nato in un lontano villaggio del Congo : camminava tra le pericolose foreste africane per andare a scuola con i suoi occhi avvolti dal buio , non sapeva dove metteva i piedi ma conosceva la giusta via.

Ora ditemi camminereste mai con gli occhi bendati e a piedi nudi nella foresta africana? Beh non credo che nessuno ne abbia il coraggio,ma mio padre , sí , lui non ha avuto paura.

Mio padre ha vissuto molte cose nella vita , pochi hanno creduto in lui ma questo poco importava poichè lui sapeva cosa voleva : costruire una bella famiglia , avere una bella casa e soprattutto un futuro quello che fin dalla nascita nessuno vedeva per lui.

Non mi dilungherò con la storia delle peripezie del mio grande eroe ma voglio raccontarvi del dono che quest’uomo mi ha fatto : mio padre mi ha dato gli occhi dell’anima , per guardare nel fondo dell’anima di ognuno.

Quando cresci con un cieco impari che l’unico cieco sei tu non lui!

E ti rendi conto che nel mondo ci sono molti ciechi che vedono, sordi che sentono e muti che parlano e questo per scelta ; vivono inconsapevolmente appoggiando il motto “non vedo, non sento, non parlo” e io ringrazio l’universo di avermi donato quest’uomo a fianco per non farmi cadere nella cecità.

Quando vedete un cieco non dite assurditá o fesserie come ” Ah, lui vede con cuore”

No! Non é così : lui vede! Sei tu l’unico cieco! e non vedi nemmeno col cuore poichè neanche riuscite a capire chi é il vero cieco.

Ora invito chi vede ma si finge cieco a guadare la realtà in faccia e affrontarla , chi é sordo ma sente a reagire e chi é muto ma ha una voce da far sentire ad urlare , far sentire e valere ciò che ha da dire.

E invito tutti a liberare le proprie anime , a non temere di lottare e di essere se stessi perché é così che mio padre é riuscito a vincere una borsa di studio e venire in italia formando una bellissima famiglia.

Ad occhi chiusi.

 

Pensieri dell’anima…

Un albero le cui radici si nutrono di sofferenza non può vivere a lungo.

Ha bisogno di trovare la propria sorgente, l’acqua pura che purifichi il dolore trasformandolo in energia vitale.

Il dolore é pura energia, bloccata in una bolla di negativitá, ma bisogna far rinascere questa energia: come un fiore che nasce in piena primavera baciato dalla dolce brezza del fresco mattino.

Ma questo già lo sai, tutti ne siamo consapeli la domanda é

Sei pronto?

E come si fa a cambiare quando sei abituato a cibarti di sangue, dolore e rose spinose di cui ti nutri con quelle labbra delicate che si feriscono alla minima carezza? come fai a cambiare quando sei abituato a ingerire spade affilate che arrivano dritte al cuore?

E le spine che hai ingurgitato danzano sul tuo cuore, lasciando le tracce dei loro passi.

Dovresti cambiare il tuo pane quotidiano

“cibati di amore”

Ma se mi cibassi di amore arriverei a consumare chi mi ama fino all’osso e anche così non ne sarei soddisfatta, per questo cercherò prima la mia sorgente e poi quando mi sarò purificata, mi ciberò anche di amore e l’amato si ciberà del mio amore e allora ognuno avrà la propria parte e il nostro sarà un amore giusto.

Ribrezzo

Io stringevo le gambe mentre tu con le tue luride mani e il tuo inconscio senza vergogna cercavi di scassinare le mie mutandine come fossi stata una cassaforte da forzare ma ero solo una bambina.

Impaurita.

Nella mia incoscenza infantile ero coscente che non fosse nulla di buono: ma anche se avessi serrato quelle gambe con delle catene tu avresti provato ad infrangerle e se mi fossi rinchiusa in una bolla di vetro l’avresti rotta solo per ottenermi e gustarti quella mia espressione impaurita e confusa al contempo che tanto bramavi.

Ti piaceva sentirti potente, sentire che avevi il controllo su di me e che mi potevi manipolare. Ma questo non mi disgusta quanto il fatto che ti piaceva percepire la mia paura come se fossi stato un predatore ed io una preda facile.

Ma quello che hai ferito non é stato il mio corpo: hai profanato il corpo della mia anima regalandomi questa insopportabile sensazione di impurità.

Sento le tracce delle tue mani sul mio corpo, tracce che non ho mai voluto né desiderato ma le porto sul corpo della mia anima come fossero tatuaggi e non si leveranno mai più perché :

TU MI HAI SPORCATA.

No, non sei arrivato fino in fondo, non sei arrivato fino al fiore che ho cercato di proteggere in tutti i modi possibili.

Almeno quello non lo hai profanato

Questo hai regalato alla mia storia

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